Ho cura di te: accanto a chi soffre, fino alla fine

Ammalarsi fa paura ovunque nel mondo, ma ci sono luoghi dove essere malati significa anche dover affrontare la solitudine, la povertà e l’impossibilità di ricevere cure adeguate.

In Cambogia, migliaia di persone che vivono nelle zone rurali non hanno accesso a ospedali attrezzati, medicine o assistenza sanitaria. Per molte famiglie curarsi è un lusso impossibile e, quando la malattia arriva, sono costrette ad affrontarla da soli.

È proprio accanto a queste persone che ogni giorno opera la Chiesa Cattolica della Cambogia attraverso la Cambodian Catholic Community Association (CCCA) e il Centro Santa Elisabetta di Phnom Penh. Qui arrivano pazienti provenienti dalle province più povere del Paese: uomini, donne, anziani e bambini che spesso hanno affrontato lunghi viaggi nella speranza di ricevere finalmente una diagnosi, una cura, o anche solo qualcuno disposto ad ascoltarli.

Il Centro Santa Elisabetta non è soltanto una struttura sanitaria, per molti è una casa dove chi soffre viene accolto con dignità, accompagnato nelle cure e sostenuto umanamente e psicologicamente. Qui si offre assistenza medica, sostegno durante i ricoveri ospedalieri, farmaci, trasporto verso gli ospedali della capitale, alloggio e cure palliative per i malati terminali.

Per molti pazienti, questo centro rappresenta l’unica possibilità concreta di ricevere cure.

La Cambogia e le diseguaglianze sanitarie

Nonostante la crescita economica degli ultimi anni, in Cambogia milioni di persone vivono ancora in condizioni di povertà, soprattutto nelle aree rurali del Paese. In molti villaggi mancano strutture sanitarie adeguate, medici specializzati e servizi di assistenza accessibili. Chi possiede le risorse economiche può rivolgersi alle cliniche private; i più poveri, invece, devono riununciare alle cure oppure affidarsi a pratiche informali e medicine tradizionali, rischiando che malattie anche gravi peggiorino.

Il governo Cambogiano ha messo a disposizione delle fasce più indigenti della popolazione una carta che permette l’accesso gratuito alle cure mediche. Ma questa carta viene concessa solo a chi riesce a viaggiare fino alla capitale, uno spostamento spesso troppo impegnativo per una persona malata e senza mezzi. Molti inoltre non possono ottenere la carta di accesso gratuito alle cure perché vivono appena sopra la soglia della povertà, ritrovandosi così in un limbo tra il non essere “sufficientemente povero” e il non essere abbastanza ricco per permettersi cure private.

A tutto questo si aggiunge una grave carenza di personale sanitario: la Cambogia conta appena 1,4 medici ogni 10.000 persone. Un dato molto inferiore rispetto alla media di altri Paesi con lo stesso livello economico.

Dal 2007 le attività sanitarie della Chiesa cattolica sono coordinate dalla CCCA, riconosciuta ufficialmente dal Ministero della Salute cambogiano. Attraverso il Centro Santa Elisabetta e il lavoro nelle province, il progetto garantisce assistenza sanitaria gratuita alle persone più vulnerabili, specialmente a chi vive lontano dalla capitale e non avrebbe alcuna possibilità di accedere alle cure.

I missionari e i volontari, infatti, raggiungono ogni settimana otto comunità rurali in quattro province del Paese, dove effettuano visite mediche di base, controlli sanitari, distribuzione di medicine e assistenza ai pazienti più fragili. I casi più gravi vengono trasferiti nella capitale, dove ricevono cure specialistiche e accompagnamento continuo.

Un’attenzione particolare è dedicata ai malati oncologici terminali. Il personale del progetto segue i pazienti anche nelle fasi più difficili della malattia, offrendo cure palliative, supporto psicologico e vicinanza umana. Un modo concreto per ricordare a ogni persona che la propria vita conserva valore e dignità fino all’ultimo istante.

 

Trasformare una firma in presenza concreta

Grazie ai fondi del 5×1000 sarà possibile continuare a sostenere tutto questo: le cure mediche, l’acquisto di farmaci, il trasporto dei pazienti verso gli ospedali, l’assistenza domiciliare e l’accoglienza dei malati più fragili.

L’obiettivo di padre Gianluca Tavola attraverso il progetto “Ho Cura di Te” non è solo portare l’Amore di Dio ai poveri e ai sofferenti, ma promuovere la qualità e la dignità della vita oltre che l’accessibilità alle cure mediche, cercando anche di superare la mancanza di fiducia in un sistema sanitario pubblico spesso inaccessibile.

Scegliendo di destinare il tuo 5×1000 a Fondazione Pime (codice fiscale 97486040153), puoi sostenere progetti come quello di padre Gianluca, aiutando persone che non possono permettersi cure, medicine o assistenza sanitaria. Un gesto semplice, ma capace di cambiare la vita di qualcuno, perché nessuno dovrebbe affrontare il dolore da solo.

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